Si sa i nani son bravi a mantenere i segreti. E ovviamente Dearon non è da meno. Ve lo dimostrerò!
Per ringraziare dell'accoglienza la dolce Lut e il suo fidanzato Imracar (che fidanzato non è...) va alla ricerca della pietra tanto agognata dalla donzella. Ma questa è una ricerca segreta...perchè questa pietra ha un potere particolare. Ovvero ristimolare l'attività sessuale di chi la possiede!
Da questa semplice associazione di Idee il nanerottolo si è convinto che il giovane Verbreker abbia qualche disfunzione al Pipino, che non aggrada la sua bella. Motivo logico per mantenere la ricerca segreta ed evitare di mettere in ridicolo il giovane amico...
Ed eccovi due estratti (inediti!) da una giocata con Tarcisio Boccadoro e Gabriel Vlanchard prima, e Grufolo dopo...gustateveli!
[il nano guarda con sospetto prima il ragazzo e poi tarcisio. Che confabulassero qualcosa alle sue spalle?] Bene lo spero proprio [dice con voce ammonitrice] Non mi piacciono gli spioni! sai cosa gli facciamo noi agli spioni? [la domanda vuole apparire minacciosa] gli tagliamo le orecchie e gliele facciamo mangiare al ragù...si si...così impara ad ascoltare i discorsi degli altri! [poi si rivolge Tarcisio] Ma no che non è una pietra qualsiasi ti pare? è una pietra nera....si chiama Ossidiana. questo è il suo nome. E' una bella pietra, ma io credo che non si trovi da queste parti...no no [scuote la testa] E io sono preoccupato! Quella povera ragazza senza la pietra...sai la deve regalare al suo fidanzato. Perchè non gli funziona il...il coso...insomma...La Pietra può fartelo rifunzioanre...! Così diceva mio nonno...però non lo devono saper in giro...altrimenti che figura ci fa quel povero ragazzo!
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[si gratta la barba anche lui, quasi ad imitare il suo interlocutore, ma qualcosa di piccolo e bianco balza fuori dal folto cespuglio, per atterrare a terra con un balzo. Che fosse una pulce??] è quello che dico anche io! possiamo infiltrarci spacciandoci per guide...bhe in effetti potremmo essere benissimo due guide. Sicuramente verremmo accolti favorevolmente. Il principe potrebbe mettere buona parola...e poi chi è che non si fiderebbe di due esperti nani montanari. Il lavoro? [chiede] ah si! bhe è un lavoretto...niente di che. Devo trovare una pietra per una ragazza. Lut la conosci? quella dell'ostello...bhe insomma credo che abbia dei problemi con il suo ragazzo...Imracar..poverino...credo che non gli funzioni...l'attrezzo...! si insomma così mi ha chiesto di trovargli qualcosa che lo facesse rifunzionare. Allora io gli ho suggerito l'ossidiana. Ma è un pò difficile da trovare da ste parti...già. Tu sai dove potrei trovarla?
domenica 3 febbraio 2008
giovedì 19 luglio 2007
Nani, Orchi, Capitomboli e Donzelle in pericolo
C'era una volta....un piccolo gruppetto di nani, dall'aspetto simpatico e paffutello. Essi amavano la compagnia, la birra e gli scherzi. Erano tipi gioviali e amavano divertirsi più do ogni altra cosa. Essi avevano formato un Clan, che chiamarono Casadipietra. Tutti erano fieri di far parte di quella piccola cerchia di amici, e ogni qual volta che un nuovo nano si aggiungeva alla compagnia, essi gli davano un caloroso benvenuto.
Solitamente l'ingresso veniva festeggiato alla maniera dei nani...ovvero con tanta birra e calorose pacche sulle spalle. Ma non potrò mai scordare l'iniziazione del nostro compagno Erman J. Questi era un chierico, devoto alla suprema dea Herah, un tipo serio, tutto d'un pezzo; ma dopo qualche bicchiere si lasciva anche lui andare. Così il buon vecchio Grufolo propose di fargli fare una prova di coraggio. Fargli affrontare un orco!
Era una notte buia e tempestosa, e Dearon e Thor, assieme alla bellissima nana Hlimberga, si aggiravano fuori città, nell'attesa che Grufolo ed Erman passassero da quelle parti come previsto.la pioggia era inclemente con i tre, e ben presto si ritrovarono tutti zuppi e sporchi di fango dalla testa ai piedi. Dearon portava con se dei vestiti insolitamente lunghi, e una maschera di fango e foglie da applicare sul viso. Hlimberga invece indossava un bellissimo vestito bianco, che attirava l'attenzione sulle sue forme prosperose. Dearon e Thor come daccordo provano a mettersi uno sopra l'altro, per impersonare l'orco. Purtroppo però la cosa è più difficile del previsto, dato che i due non possiedono un grande equilibrio, ne una buona coordinazione. Thor si piega per far salire Dearon, che con un balzo degno del più agile degli acrobati, gli giunge sul groppone. Ma Thor barcolla, all'arrivo del peso dell'altro... probabilmente non attendendoselo così grave. I due rotolano nel fango quando la gamba di Thor cede, facendo crollare il timido inizio di piramide Nanesca. Hlimberga ride di soppiatto. lasciando fuoriuscire un pizzico di buonumore, forse per la fine della pioggia, forse per quello spettacolo degno di un circo ambulante. "Vi siete fatti male?" chiede, ma è col sorriso sulle labbra che le parole escono, stemperate di ogni possibilità che l'eventualità si sia verificata. i Due insomma danno un magro spettacolo di loro stessi. ma non dandosi per vinti riprovano ancora, mentre grufolo ed Erman si fanno sempre più vicini. avverte Dearon, con ancora un po' di fango in bocca grida il piccolo nano, mentre risalta in groppa a Thor. Ma ancora una volta la spinta è troppo potente e i due ruzzolano di nuovo del fango, tra le risate divertite della nana che guarda lo scena. Dearon di una cosa di certo è contento, che sul viso della bella Hlinberga sia toranto il sorriso...certo a che prezzo! sono già due capitomboli che si fa, e non è tanto per la caduta che si lamenta, ma quanto per il fango che si sta prendendo. cmq forse tutto quel fango aiuterà il camuffamento, che sembrerà più realistico. di nuovo in piedi si riavvicina a Thor per ritentare. ma ancora una volte gli effetti dello slancio sono disastrosi, e i due cadono rischiando anche di farsi male. a quel punto la nana spazientita, e preoccupata che lo scherzo possa fallire, si adopera per aiutarli. e grazie al suo aiuto finalmente riescono a tenersi su.Proprio in quel mentre gli altri due nani sbucano dal sentiero.Dearon e Thor, che ora sono uno sopra all'altro, cercano in tutta fretta di camuffarsi, e indossa no una lunga veste per far sembrare che siano una sola persona. Intanto la nana lancia un grido acutissimo, che attira inequivocabilmente l'attenzione di tutti.brandendo la sua ascia da guerra, Dearon, ormai orco, minaccia la giovane donzella. Erman e grufolo allora, non possono fare a meno di correre in sua difesa.la scena è grandiosa. Un orco, alto quasi due metri, minaccia una piccola nana, e due omuncoli corrono in suo soccorso. grufolo, con la scusa di non saper combattere rimane indietro, e si limita a lanciare una freccia,. che manca di poco il bersaglio (con il rischio di ferire i suoi amici!!)Erman invece, sospinto dal furore, si lancia contro l'imponente orco che lancia grugniti bestiali. ma nelle mani brandisce la sua ascia da guerra, alla sua vista il cuore di Dearon sobblaza...e chi glielo dice ora che questo è uno scherzo?!?il nano attacca con furia, portando un colpo micidiale all'addome dell'orco,trapassandolo da parte a parte.il risultato è grandioso! l'orco si divide in due parti uguali, ma da ognuna di esse sbuca un piccolo nano! Erman rimane sbalordito.tutti gli si affollano intorno, congratulandosi con lui, dandogli pacche sulle spalle, e dicendogli quando è stato coraggioso e audace, nell'aver affrontato un'orco tutto da solo, per salvare la vita delle belle Hlinberga. Erman però ancora non si capacita dell'avvenuto, e non riesce a capire dove sia finito l'orco! tutti comunque si dirigono verso il rifugio, dato che continua a piovere senza sosta. una volta alle grotte, la serata si conclude con brindisi al coraggio del giovane, e con la sue entrata effettiva nel clan, dopo aver firmato col sangue, come hanno fatto tutti gli altri prima di lui.
giovedì 5 luglio 2007
Le origini del Nano
Dearon, figlio di Dorfin nacque nel regno di Darkon, 88 anni or sono. primo di 8 tra fratelli e sorelle. Dearon avrebbe dovuto ereditare il comando del clan Hurwarf, un piccolo clan di coraggiosi mercenari barbari, in maggioranza di razza nanica.
Fin da piccolo dovette quindi adattarsi alla vita del campo, alzandosi presto e compiendo lunghe marce sotto il sole o sotto la neve. La sua infanzia la trascorse più che altro in solitudine, a contatto con i rudi e taciturni guerrieri, sviluppando così quel suo carattere chiuso e scontroso.
Nei primi tempi la sua funzione era quella di tuttofare al servizio di quella banda di mercenari, e il padre che deteneva il comandop del piccolo drappello, lo teneva lontano dai campi di battaglia. Il suo impeto però lo spingeva sempre vicino all’azione, e la sua passione fu ben presto ripagata.
Kuric , il chierico del Clan, lo avvicino il giorno del suo trentesimo compleanno, dicendogli che era giunta l’ora che apprendesse i segreti della dea Herah. Il suo apprendistato fu lungo e travagliato. Si sottopose a dure prove di resistenza fisica e mentale, e a dolorose punizioni corporali. Il giovane nano scalpitava per poter rendersi utile in battaglia, ma il suo tempo, diceva Kuric, non era ancora arrivato.
Kuric fu il suo maestro per lunghi anni, durante i quali apprese non solo le elementari tecniche del combattimento, ma anche la tecnica segreta dell’ira barbarica, tramandata gelosamente da generazioni, solo a coloro che si dimostravano degni. Il saggio nano gli insegno a comportarsi con onore, sia sul campo che fuori, rispettando gli avversari leali, e coloro che si battono con coraggio per la propria causa. Gli insegnò ad essere paziente e a saper cogliere il momento propizio per scatenare tutta la sua forza.
Il giorno antecedente alla sua ufficiale entrata nel Clan, pronunciò un giuramento, in cui si impegnava a seguire i dettami del suo Clan e a combattere con ardore, sprezzante della morte e della paura che crudele attanaglia il cuore dei deboli. Come segno di sottomissione alla sua Dea, gli vennero inflitti piccoli tagli sul braccio destro, che cicatrizzandosi formarono dei motivi ornamentali, simili ad un tatuaggio.
La prima prova del suo coraggio in battaglia, fu una giornata memorabile e tragica al tempo stesso. Con indosso il suo nuovo equipaggiamento, si dispose in formazione vicino a suoi nuovi compagni e a suo padre. L’aspra battaglia infuriava sulle brulle collina, e la sua compagnia sembrava tenere. Quasi fosse una cosa naturale, uccise…e uccise ancora. Gli veniva spontaneo, sentiva scorrere l’adrenalina nel sangue. Tutto procedeva al meglio, e la battaglia fu vinta senza eccessivi sforzi.
Suo padre gli corse incontro, con un sorriso dipinto sul volto, quando una freccia traditrice trafisse il suo petto. Dalle labbra del padre uscirono solo fievoli sospiri di sgomento, primi di spirare tra le braccia del figlio. Ancora sconvolto dalla perdita, non si era nemmeno reso conto che la freccia non era stata scagliata da un nemico, ma dallo stesso chierico Kuric. Egli aveva tramato alle spalle del padre, fomentando il tradimento tra le schiere degli altrimenti ingenui compagni, corrompendo i loro cuori con allettanti promesse. Rapidamente i nuovi nemici si scagliarono su di lui, e sulla sua famiglia, massacrandola senza alcuna pietà. Dearon riuscì, non senza fatica, a fuggire, ma porta come ricordo di quell’ infausta giornata una vistosa cicatrice sull’occhio sinistro.
Da allora ha cominciato a vagare per terre desolate e inospitali, vivendo in privazione, sia per fuggire il più lontano possibile dal suo vecchio maestro, sia perché sconvolto dal dolore. Incontrava gente di rado, e tutti lo guardavano con il dovuto sospetto. Il suo aspetto incuteva timore e ribrezzo. Pur essendo un nano sfiorava il metro e trenta, e pesava più di 120 Kg. Aveva abbandonato la sua armatura da battaglia, troppo scomoda da portare con sé, e la sua ascia bipenne, troppo ingombrante. Dopo molti anni di cammino i suoi vestiti si erano ormai ridotti a stracci logori, e questo unito al suo aspetto trasandato, (e al tremendo puzzo che emanava), scoraggiava chiunque ad avvicinarsi. Senza più un obbiettivo o un barlume di speranza, continuava a vagare tra deserti e montagne, attraversando città e villaggi, senza mai trovare qualcosa che lo distogliesse da quel suo stato di malinconia. Visse per anni in solitudine, rimanendo addirittura per più di tre anni senza parlare ad anima viva. Viveva alla giornata, mangiando ciò che cacciava, o se si trovava in città, quello che veniva gettato via da altri, dormendo nei luoghi più disparati. Per lui il rispetto per l’autorità aveva ormai perso ogni significato, prendeva ciò che voleva, sfruttando la repulsione naturale che gli altri provavano nei suoi confronti…più volte dovette affrontare l’ira di coloro che provocava.
Fu quando cominciò a perdere i capelli, che si reso conto che la sua vita era giunta ad una svolta. Glielo rivelò un indovino (un vagabondo anche lui in verità…). Davanti a lui aveva due prospettive…o continuare questa vita vuota, priva di ogni senso apparente, fino a cadere nell’oblio; o poteva riscattarsi, alzare il capo contro le avversità e riprendersi ciò che gli era stato tolto. Fu così che decise che sarebbe cambiato, o almeno avrebbe tentato.
Continuò così a girovagare di nuovo, ma questa volta con uno spirito diverso. Sapeva in cuor suo che ormai non avrebbe potuto più nulla contro il perfido Kuric, e a nulla sarebbe valsa la pena di cercare di ritrovarlo ormai. L’unica cosa che gli resta da fare è compiere ciò per cui è stato cresciuto e istruito: combattere. Comincia così una nuova pagina della vita di Dearon.
Fin da piccolo dovette quindi adattarsi alla vita del campo, alzandosi presto e compiendo lunghe marce sotto il sole o sotto la neve. La sua infanzia la trascorse più che altro in solitudine, a contatto con i rudi e taciturni guerrieri, sviluppando così quel suo carattere chiuso e scontroso.
Nei primi tempi la sua funzione era quella di tuttofare al servizio di quella banda di mercenari, e il padre che deteneva il comandop del piccolo drappello, lo teneva lontano dai campi di battaglia. Il suo impeto però lo spingeva sempre vicino all’azione, e la sua passione fu ben presto ripagata.
Kuric , il chierico del Clan, lo avvicino il giorno del suo trentesimo compleanno, dicendogli che era giunta l’ora che apprendesse i segreti della dea Herah. Il suo apprendistato fu lungo e travagliato. Si sottopose a dure prove di resistenza fisica e mentale, e a dolorose punizioni corporali. Il giovane nano scalpitava per poter rendersi utile in battaglia, ma il suo tempo, diceva Kuric, non era ancora arrivato.
Kuric fu il suo maestro per lunghi anni, durante i quali apprese non solo le elementari tecniche del combattimento, ma anche la tecnica segreta dell’ira barbarica, tramandata gelosamente da generazioni, solo a coloro che si dimostravano degni. Il saggio nano gli insegno a comportarsi con onore, sia sul campo che fuori, rispettando gli avversari leali, e coloro che si battono con coraggio per la propria causa. Gli insegnò ad essere paziente e a saper cogliere il momento propizio per scatenare tutta la sua forza.
Il giorno antecedente alla sua ufficiale entrata nel Clan, pronunciò un giuramento, in cui si impegnava a seguire i dettami del suo Clan e a combattere con ardore, sprezzante della morte e della paura che crudele attanaglia il cuore dei deboli. Come segno di sottomissione alla sua Dea, gli vennero inflitti piccoli tagli sul braccio destro, che cicatrizzandosi formarono dei motivi ornamentali, simili ad un tatuaggio.
La prima prova del suo coraggio in battaglia, fu una giornata memorabile e tragica al tempo stesso. Con indosso il suo nuovo equipaggiamento, si dispose in formazione vicino a suoi nuovi compagni e a suo padre. L’aspra battaglia infuriava sulle brulle collina, e la sua compagnia sembrava tenere. Quasi fosse una cosa naturale, uccise…e uccise ancora. Gli veniva spontaneo, sentiva scorrere l’adrenalina nel sangue. Tutto procedeva al meglio, e la battaglia fu vinta senza eccessivi sforzi.
Suo padre gli corse incontro, con un sorriso dipinto sul volto, quando una freccia traditrice trafisse il suo petto. Dalle labbra del padre uscirono solo fievoli sospiri di sgomento, primi di spirare tra le braccia del figlio. Ancora sconvolto dalla perdita, non si era nemmeno reso conto che la freccia non era stata scagliata da un nemico, ma dallo stesso chierico Kuric. Egli aveva tramato alle spalle del padre, fomentando il tradimento tra le schiere degli altrimenti ingenui compagni, corrompendo i loro cuori con allettanti promesse. Rapidamente i nuovi nemici si scagliarono su di lui, e sulla sua famiglia, massacrandola senza alcuna pietà. Dearon riuscì, non senza fatica, a fuggire, ma porta come ricordo di quell’ infausta giornata una vistosa cicatrice sull’occhio sinistro.
Da allora ha cominciato a vagare per terre desolate e inospitali, vivendo in privazione, sia per fuggire il più lontano possibile dal suo vecchio maestro, sia perché sconvolto dal dolore. Incontrava gente di rado, e tutti lo guardavano con il dovuto sospetto. Il suo aspetto incuteva timore e ribrezzo. Pur essendo un nano sfiorava il metro e trenta, e pesava più di 120 Kg. Aveva abbandonato la sua armatura da battaglia, troppo scomoda da portare con sé, e la sua ascia bipenne, troppo ingombrante. Dopo molti anni di cammino i suoi vestiti si erano ormai ridotti a stracci logori, e questo unito al suo aspetto trasandato, (e al tremendo puzzo che emanava), scoraggiava chiunque ad avvicinarsi. Senza più un obbiettivo o un barlume di speranza, continuava a vagare tra deserti e montagne, attraversando città e villaggi, senza mai trovare qualcosa che lo distogliesse da quel suo stato di malinconia. Visse per anni in solitudine, rimanendo addirittura per più di tre anni senza parlare ad anima viva. Viveva alla giornata, mangiando ciò che cacciava, o se si trovava in città, quello che veniva gettato via da altri, dormendo nei luoghi più disparati. Per lui il rispetto per l’autorità aveva ormai perso ogni significato, prendeva ciò che voleva, sfruttando la repulsione naturale che gli altri provavano nei suoi confronti…più volte dovette affrontare l’ira di coloro che provocava.
Fu quando cominciò a perdere i capelli, che si reso conto che la sua vita era giunta ad una svolta. Glielo rivelò un indovino (un vagabondo anche lui in verità…). Davanti a lui aveva due prospettive…o continuare questa vita vuota, priva di ogni senso apparente, fino a cadere nell’oblio; o poteva riscattarsi, alzare il capo contro le avversità e riprendersi ciò che gli era stato tolto. Fu così che decise che sarebbe cambiato, o almeno avrebbe tentato.
Continuò così a girovagare di nuovo, ma questa volta con uno spirito diverso. Sapeva in cuor suo che ormai non avrebbe potuto più nulla contro il perfido Kuric, e a nulla sarebbe valsa la pena di cercare di ritrovarlo ormai. L’unica cosa che gli resta da fare è compiere ciò per cui è stato cresciuto e istruito: combattere. Comincia così una nuova pagina della vita di Dearon.
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