Dearon, figlio di Dorfin nacque nel regno di Darkon, 88 anni or sono. primo di 8 tra fratelli e sorelle. Dearon avrebbe dovuto ereditare il comando del clan Hurwarf, un piccolo clan di coraggiosi mercenari barbari, in maggioranza di razza nanica.
Fin da piccolo dovette quindi adattarsi alla vita del campo, alzandosi presto e compiendo lunghe marce sotto il sole o sotto la neve. La sua infanzia la trascorse più che altro in solitudine, a contatto con i rudi e taciturni guerrieri, sviluppando così quel suo carattere chiuso e scontroso.
Nei primi tempi la sua funzione era quella di tuttofare al servizio di quella banda di mercenari, e il padre che deteneva il comandop del piccolo drappello, lo teneva lontano dai campi di battaglia. Il suo impeto però lo spingeva sempre vicino all’azione, e la sua passione fu ben presto ripagata.
Kuric , il chierico del Clan, lo avvicino il giorno del suo trentesimo compleanno, dicendogli che era giunta l’ora che apprendesse i segreti della dea Herah. Il suo apprendistato fu lungo e travagliato. Si sottopose a dure prove di resistenza fisica e mentale, e a dolorose punizioni corporali. Il giovane nano scalpitava per poter rendersi utile in battaglia, ma il suo tempo, diceva Kuric, non era ancora arrivato.
Kuric fu il suo maestro per lunghi anni, durante i quali apprese non solo le elementari tecniche del combattimento, ma anche la tecnica segreta dell’ira barbarica, tramandata gelosamente da generazioni, solo a coloro che si dimostravano degni. Il saggio nano gli insegno a comportarsi con onore, sia sul campo che fuori, rispettando gli avversari leali, e coloro che si battono con coraggio per la propria causa. Gli insegnò ad essere paziente e a saper cogliere il momento propizio per scatenare tutta la sua forza.
Il giorno antecedente alla sua ufficiale entrata nel Clan, pronunciò un giuramento, in cui si impegnava a seguire i dettami del suo Clan e a combattere con ardore, sprezzante della morte e della paura che crudele attanaglia il cuore dei deboli. Come segno di sottomissione alla sua Dea, gli vennero inflitti piccoli tagli sul braccio destro, che cicatrizzandosi formarono dei motivi ornamentali, simili ad un tatuaggio.
La prima prova del suo coraggio in battaglia, fu una giornata memorabile e tragica al tempo stesso. Con indosso il suo nuovo equipaggiamento, si dispose in formazione vicino a suoi nuovi compagni e a suo padre. L’aspra battaglia infuriava sulle brulle collina, e la sua compagnia sembrava tenere. Quasi fosse una cosa naturale, uccise…e uccise ancora. Gli veniva spontaneo, sentiva scorrere l’adrenalina nel sangue. Tutto procedeva al meglio, e la battaglia fu vinta senza eccessivi sforzi.
Suo padre gli corse incontro, con un sorriso dipinto sul volto, quando una freccia traditrice trafisse il suo petto. Dalle labbra del padre uscirono solo fievoli sospiri di sgomento, primi di spirare tra le braccia del figlio. Ancora sconvolto dalla perdita, non si era nemmeno reso conto che la freccia non era stata scagliata da un nemico, ma dallo stesso chierico Kuric. Egli aveva tramato alle spalle del padre, fomentando il tradimento tra le schiere degli altrimenti ingenui compagni, corrompendo i loro cuori con allettanti promesse. Rapidamente i nuovi nemici si scagliarono su di lui, e sulla sua famiglia, massacrandola senza alcuna pietà. Dearon riuscì, non senza fatica, a fuggire, ma porta come ricordo di quell’ infausta giornata una vistosa cicatrice sull’occhio sinistro.
Da allora ha cominciato a vagare per terre desolate e inospitali, vivendo in privazione, sia per fuggire il più lontano possibile dal suo vecchio maestro, sia perché sconvolto dal dolore. Incontrava gente di rado, e tutti lo guardavano con il dovuto sospetto. Il suo aspetto incuteva timore e ribrezzo. Pur essendo un nano sfiorava il metro e trenta, e pesava più di 120 Kg. Aveva abbandonato la sua armatura da battaglia, troppo scomoda da portare con sé, e la sua ascia bipenne, troppo ingombrante. Dopo molti anni di cammino i suoi vestiti si erano ormai ridotti a stracci logori, e questo unito al suo aspetto trasandato, (e al tremendo puzzo che emanava), scoraggiava chiunque ad avvicinarsi. Senza più un obbiettivo o un barlume di speranza, continuava a vagare tra deserti e montagne, attraversando città e villaggi, senza mai trovare qualcosa che lo distogliesse da quel suo stato di malinconia. Visse per anni in solitudine, rimanendo addirittura per più di tre anni senza parlare ad anima viva. Viveva alla giornata, mangiando ciò che cacciava, o se si trovava in città, quello che veniva gettato via da altri, dormendo nei luoghi più disparati. Per lui il rispetto per l’autorità aveva ormai perso ogni significato, prendeva ciò che voleva, sfruttando la repulsione naturale che gli altri provavano nei suoi confronti…più volte dovette affrontare l’ira di coloro che provocava.
Fu quando cominciò a perdere i capelli, che si reso conto che la sua vita era giunta ad una svolta. Glielo rivelò un indovino (un vagabondo anche lui in verità…). Davanti a lui aveva due prospettive…o continuare questa vita vuota, priva di ogni senso apparente, fino a cadere nell’oblio; o poteva riscattarsi, alzare il capo contro le avversità e riprendersi ciò che gli era stato tolto. Fu così che decise che sarebbe cambiato, o almeno avrebbe tentato.
Continuò così a girovagare di nuovo, ma questa volta con uno spirito diverso. Sapeva in cuor suo che ormai non avrebbe potuto più nulla contro il perfido Kuric, e a nulla sarebbe valsa la pena di cercare di ritrovarlo ormai. L’unica cosa che gli resta da fare è compiere ciò per cui è stato cresciuto e istruito: combattere. Comincia così una nuova pagina della vita di Dearon.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
1 commento:
Yey!!!
Nano Nano
Grufolo
Posta un commento